Esopianeti

Esopianeti: dalla fantascienza alla realtà?

Stimolato da una lettura recente ed in collegamento con il mio precedente post Tau Ceti svetta tra i 700, ho deciso che sarebbe stato interessante riassumere brevemente, quella che è la visione scientifica attuale sulla possibile esistenza di sistemi planetari ma soprattutto di sistemi ospitanti pianeti abitabili. Da buon curioso sono partito da una domanda e arrivo ad un’altra.

Ma esistono altri sistemi planetari? ne esistono di abitabili o comunque adatti alla presenza di una qualsiasi forma di vita? Queste domande hanno assillato spesso il pensiero fantastico e scientifico umano fin dai primi pensatori greci tra il VII e III secolo a.c. passando per Galileo fino a Schiapparelli nel 1800 con i sui canali artificiali di Marte costruiti dagli abitanti del pianeta per portare l’acqua dai poli fino all’equatore dove sarebbe stata carente. Una delle prime risposte alla domanda sull’esistenza o meno di altri sistemi planetari è stata data dall’astronomo inglese James Jeans, il quale ipotizzò che i sistemi planetari si formino dall’incontro ravvicinato con un’altra stella. Le quali scontrandosi avrebbero reso possibile la condensazioni di enormi quantità di gas che raffreddandosi avrebbero formato i pianeti. Questa ipotesi però non è affatto credibile in quanto l’incontro di due stelle è un evento molto raro.

Le attuali ipotesi sono molto diverse. Oggi si pensa che, quando una stella si forma per effetto della contrazione gravitazionale di una nube di gas, attorno ad essa si formi anche un disco più freddo ed esteso ed in questo disco avviene ancora per condensazione gravitazionale la formazione dei pianeti. Questa ipotesi è stata sia confermata dal satellite IRAS (Infrared Astronomical Satellite) che dai telescopi a terra. Nel 1995 gli astronomi svizzeri, M. Major e D. Queloz diedero la prima notizia della scoperta di un pianeta extrasolare di tipo gioviano, cioè di un pianeta gassoso delle dimensioni di Giove, che orbita attorno ad una stella simile al nostro Sole. La stella ha nome 51 Pegasi e si trova a circa 50 anni luce da noi. L’osservazione non è stata fatta direttamente ma sono state osservate delle pertubazioni gravitazionali sull’orbita (velocità radiali) della stella rispetto al comune centro di massa del sistema stella-pianeta. Queste oscillazioni periodiche sono provocate dalla reciproca attrazione gravitazionale tra i due corpi e dal periodo di queste variazioni orbitali viene determinato il periodo di rivoluzione del pianeta e dalle loro ampiezze ne viene determinata la massa, che nel caso del sistema di 51 Pegasi è stata stimata dell’ordine della massa di Giove. Inoltre i ricercatori quando determinano periodo e ampiezza delle oscillazioni ottenendo la massa del “perturbatore” posso anche dire se si tratti di una stella o di un pianeta, infatti se la sua massa è minore di un decimo di quella del Sole, sicuramente stiamo parlando di un pianeta perché al suo centro la temperatura è troppo bassa per innescare le reazioni termonucleari. Un’altra conferma della presenza del pianeta è stata data dalla diminuzione di luminosità di 51 Pegasi di 15 millesimi di magnitudine ogni 3 giorni e mezzo circa e che dura circa 3 ore. Questa diminuzione di luminosità è provocata da un eclisse, cioè dal passaggio del disco planetario di fronte al disco della stella attorno a cui orbita. La grande differenza dei diametri dei due oggetti è la spiegazione di una così piccola variazione della luminosità.

Ad oggi i pianeti scoperti, di cui alcuni già confermati sempre in modo indiretto, sono 673 sistemi planetari costituiti da 854 pianeti, un numero davvero impressionante ed in continua crescita grazie alle missioni Kepler e CoROT.

diagram_Torb_vs_PlanetMass

Nella maggior parte dei casi i periodi di rivoluzione dei pianeti scoperti sono molto brevi. Questo viene spiegato dal fatto che le perturbazioni gravitazionali dell’orbita variano con l’inverso del quadrato della distanza dalla stella. Quindi pianeti di dimensioni gioviane che si trovano molto lontani dalla stella provocheranno perturbazioni di bassissima entità, tanto da essere fuori dalla portata dei nostri attuali strumenti.

Il dato che però fa terminare le fantascientifiche aspettative di mondi abitabili e/o abitati da forme di vita diverse dalla nostra, è quello che ci dice che, stando alle attuali teorie, nessuno dei pianeti fin ora scoperti si trovano nella cosiddetta fascia di abitabilità ne hanno tutte le caratteristiche necessarie (a noi conosciute) per ospitare la vita. Quindi la domanda che ora sorge spontanea è se potremo mai accertare la presenza o meno di forme di vita intelligente negli esosistemi solari fin ora scoperti. All’inizio degli anni 60, Cocconi e Morrison, propongono un progetto di sorveglianza radio di vaste zone di cielo, in attesa di segnali radio modulati chiaramente artificiali, ipoteticamente prodotti da forme di vita intelligenti. Questo progetto si è poi concretizzato nel programma SETI che continua ancora oggi con mezzi più sofisticati di quelli con cui inizio il radioastronomo Frank Drake nel 1964. Per ora non si hanno riscontri positivi e le possibilità di successo rimangono ancora minime per alcuni fattori difficili da superare, ad esempio le enormi distanze in gioco e quella che viene chiamata “finestra temporale”, cioè quel probabile gap di sviluppo tecnologico delle due civiltà che potrebbe rendere incompatibili i sistemi di comunicazione utilizzati. Come superare questi scogli? è possibile superarli? insomma, come sarà possibile passare dalla fantascienza alla realtà?

Riferimenti:

http://exoplanet.eu/
– Vi racconto l’astronomia, M. Hack, 2006 Ed. Laterza

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